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  • Immagine del redattoreLorenzo Tadini

A tu per tu con Marco Brunetti

Aggiornamento: 12 dic 2023

INTERVISTA MISTER MARCO BRUNETTI – U16 REGIONALI

CARRIERA D’ALLENATORE

Ho iniziato ad allenare quando avevo circa 20 anni; giocavo tra serie D ed Eccellenza. A quei tempi facevo l’università, ero iscritto alla facoltà di Scienze Motorie e durante quel periodo l’ex responsabile del settore giovanile del Milan, mister Bonfanti, che era il mio insegnante di calcio all’università, mi offrì la possibilità di cominciare ad allenare. Dopo le prime esperienze, sono passando alla Lombardia Uno, dove sono rimasto per una decina d’anni, allenando le categorie di Pulcini ed Esordienti.

Per i successivi cinque anni ho interrotto il mio percorso d’allenatore, poiché la mia carriera da giocatore non mi permetteva di conciliare le due cose.

Cinque anni fa mi chiamarono in Alcione, in quanto avevano bisogno di una persona che potesse allenare i 2005 che all’epoca facevano i giovanissimi; dall’anno successivo presi i 2006 come Giovanissimi; poi gli allievi 2005 e in questa stagione gli allievi 2008.

 

L’ESPERIENZA IN ALCIONE

Prima di arrivare avevo sempre visto l’Alcione come un’avversaria, riconosciuta da tutti come un’eccellenza nel settore giovanile per il lavoro e la crescita svolta sui ragazzi. Penso che oggi sia chiaro l’obiettivo della società, che ha deciso di rafforzare la prima squadra offrendo così uno sbocco ai ragazzi del settore giovanile avendo quindi anche un ulteriore obiettivo a cui ambire.

Negli ultimi 5 anni la società ha fatto grandi passi in avanti, con investimenti importanti sia a livello strutturale del centro sportivo sia a livello tecnico di squadre, sempre composte da giocatori di ottimo livello, alzando quindi l’asticella della metodologia di allenamento proposta.

Al mio arrivo in Alcione, ho trovato delle persone che già conoscevo che mi hanno da subito fatto sentire parte della società, passandomi e trasmettendomi i valori che contraddistinguono l’Alcione.

 

IL PASSAGGIO DELLE GIOVANILI IN PRIMA SQUADRA: L’ESEMPIO DI CAREMOLI DAL VIVAIO ORANGE ALLA SERIE D

Ho conosciuto Caremoli al mio primo anno in Alcione negli Allievi ultimo anno e fu una stagione particolarmente sfortunata: facevamo molto affidamento su di lui, ma sfortunatamente si ruppe il crociato e tornò disponibile solamente per il finale di stagione.

E’ una grande soddisfazione per un allenatore vedere un bravo ragazzo come Tommaso in prima squadra, e soprattutto osservare la considerazione che mister Cusatis ha per 2005 che tiene aggregati nel lavoro settimanale e nelle convocazioni della prima squadra come Rebaudo e Lombardo.

Credo che il nostro vero obiettivo debba essere quello di dare uno sbocco a questi ragazzi e, l’esempio di Tommaso Caremoli, dimostra che i ragazzi, che raggiungono un buon livello, possono ambire ad entrare in prima squadra.

Per questi ragazzi deve esserci innanzitutto un obiettivo a breve termine, ovvero quello di vincere la partita della domenica, di fare prestazione, di migliorare e magari vincere alla fine dell’anno il campionato; e a lungo termine invece l’obiettivo deve essere quello di migliorare per diventare dei giocatori da prima squadra.

 

LA GESTIONE DEI RAGAZZI E DEL GRUPPO SQUADRA

Bisogna avere delle regole ben chiare in testa, modificando i propri atteggiamenti anche in base ai ragazzi che si hanno in squadra. Ricordarsi che non si parla di adulti o di prime squadre, dove hanno già una forma mentis ben definita… si parla di ragazzi di 15/16 anni che attraversano una fase complicata della loro crescita e del loro sviluppo e, in questo, bisogna accompagnarli al fine di condurli ad assumere atteggiamenti che portino ad una loro formazione personale.

E’ necessario  non limitarsi al solo lavoro in campo, è fondamentale offrire ad ogni ragazzo le migliori opportunità per esprimere le loro migliori potenzialità.

Le regole del gruppo sono troppo importanti nel calcio, d’altronde non facciamo uno sport singolo, il rispetto dei compagni, la puntualità degli orari di allenamento e delle partite, l’attitudine al lavoro e l’attenzione per il materiale, sono tutte situazioni che serviranno in un futuro di prima squadra.

Il rispetto e la considerazione del gruppo permette di far crescere il singolo e la squadra, portando ogni componente a fare una corsa in più per il compagno quando è stanco mentre tu hai ancora energie.

 

OBIETTIVI STAGIONALI

Far crescere ogni ragazzo, migliorandolo a 360° per prepararlo affrontare campionati di una caratura maggiore. I miglioramenti passano da obiettivi intermedi come: fare risultato con prestazione la domenica, disputare un buon campionato, conquistare le fasi finali e raggiungere la categoria élite per la nostra under 16. Ad oggi dobbiamo migliorare la nostra posizione in classifica, poi alla fine dell’anno vedremo dove saremo arrivati e capiremo quanto bravi saremo stati.

Se si guarda la classifica attuale si pensa ad un’Alcione in difficoltà ma, dal mio punto di vista, la realtà è un’altra, questo gruppo ha prodotto una mole di gioco che nessun'altra squadra del girone ha prodotto, anche se purtroppo a volte non si è raccolto quanto seminato.

Credo che sia uno dei gruppi più forti tecnicamente che io abbia mai allenato e sono certo che quando capiranno che l’allenamento è fondamentale per raggiungere i migliori risultati, riusciranno a lavorare alzando sempre più l’asticella del proprio rendimento.

 

CONSIGLIO PER UN ALLENATORE ALLE PRIME ARMI

Sicuramente un ragazzo che inizia oggi magari non partirà subito allenando i grandi, ma bensì dai piccolini, mettendosi in testa che allenarli è una cosa complessa, perché ci vuole tanta pazienza e abilità nel costruire le basi tecniche che poi serviranno un domani, ad esempio instaurando in loro una buona sensibilità sul pallone.

E’ molto importante non pretendere che i bambini giochino come degli adulti. Faccio un esempio che utilizzo spesso, ovvero quello dello studente: il bambino di prima elementare impara, come prima cosa, a leggere, mentre un ragazzo di 18 anni esegue il tema per la maturità; nel calcio è la stessa cosa, c’è una progressione di competenze: il bambino di 6/7 anni deve imparare a giocare e dominare la palla tra i piedi, quello di diciott'anni imparerà invece che su 90 minuti terrà la palla due minuti e il valore maggiore sarà sapersi muovere.

Fondamentale per ogni allenatore la formazione, seguire corsi e fare aggiornamenti.

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